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Biografia

Massimo_Carmignano

Compositore, direttore d'orchestra e pianista. Con il primo lavoro che scrive, "Impressions of an American sparrow" per due pianoforti, ottiene nel 1986 il primo premio al Concorso Internazionale di Composizione "Valentino Bucchi" di Roma e, due anni dopo, vince il "Forum" di Colonia con "Tremiti" per quartetto d'archi, brano che, eseguito e registrato per la radiotelevisione tedesca (WDR) dal Quartetto Arditti, verrà premiato in seguito anche dalla Fondazione Kennedy di Washington.

 

Negli anni seguenti, oltre a molti altri riconoscimenti, i suoi lavori iniziano ad essere eseguiti in tutto il mondo e nel 1992 Witold Lutoslawski, presidente del Concorso Internazionale di Varsavia dedicato al compositore stesso, premia il suo lavoro "Spectra" per orchestra che, nell'interpretazione della Warsaw Philarmonic, ottiene grande successo di pubblico e critica.

 

A seguito di altri due prestigiosi premi intenazionali (Centro di Cultura Ebraica di Los Angeles nel 1994 - Tulane University di New Orleans nel 1995) la Società Aquilana "B. Barattelli", in occasione del cinquantenario della fondazione, gli commissiona "Imis", brano per sette strumenti che, fra le molte interpretazioni, riceverà anche quella dell'Ensemble Pierrot Lunaire al Musikverein di Vienna.

 

Per la Giovine Orchestra Genovese (GOG) scrive due lavori: il primo, "E piove in petto una dolcezza inquieta" per soprano e quintetto su testi di Eugenio Montale, composto nel 1996 per il centenario della nascita del poeta ligure ed il secondo, nel 1999, "Fiabe, miti e magie" per percussioni e pianoforte.

 

Nel 1997, in occasione di una commissione da parte del Teatro Verdi di Pisa per un lavoro dedicato ad Arnold Schönberg, si presenta nella duplice veste di compositore e direttore curando la prima esecuzione del suo brano "Eco di un tempo perduto" in un concerto alla presenza della stessa Nuria Schönberg.

 

Da allora, come direttore, lavora su un repertorio che spazia dal '700 sino ai giorni d'oggi dirigendo ed incidendo, oltre alle proprie opere ed a quelle dei grandi maestri, lavori di autori contemporanei e realizzando anche varie prime esecuzioni assolute.

 

Ha diretto ensembles ed orchestre quali l'E.Co. Ensemble, l'Icarus Ensemble, il Choros Ensemble, l'Orchestra Sinfonica e l'Orchestra da Camera della Repubblica di San Marino, lo Janua Coeli Globus, l'Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, la Flame Ensemble Orchestra, la Hofstads Youth Orchestra, la Tuscan International Youth Orchestra (TIYO), la Bayerisches Kammerorchester collaborando, fra gli altri, con solisti quali Susanna Rigacci, Andrea Griminelli, Jacques Loussier e Daniel Müller-Schott.

 

Nel 2002 viene chiamato dal Teatro Carlo Felice di Genova per dirigere un concerto dedicato a musiche di Hans Werner Henze, il quale ha voluto commentare l'esecuzione scrivendo di essere stato "...molto impressionato dal vigore, dall'energia e dall'eleganza della sua interpretazione".

 

Il premio del Japan International League of Artists di Tokio, conferitogli nel 1997 per la sua composizione su testi di Montale, suscita l'interesse del Teatro dell'Opera di Genova anche verso la sua attività compositiva e viene eseguito il suo lavoro sinfonico "E fu sera, e fu mattina" ispirato alla Genesi: questo brano, ascoltato da Riccardo Chailly, verrà ripetuto l'anno seguente nella stagione dell'Orchestra Verdi di Milano e, nel 2001, vince il premio internazionale di composizione "Ciutat de Palma" a Maiorca.

 

Su invito di Luciano Berio, nel 2002, scrive un nuovo lavoro per l'inaugurazione dell'Auditorium del Parco della Musica di Roma, "Come un'aurora" per orchestra d'archi, dedicato all'Orchestra Giovanile di Fiesole mentre nel 2003 viene nominato compositore residente presso il Festival EinKlang di Vienna.

 

Dopo l'anno viennese esce il suo primo CD monografico che viene realizzato nel 2004 in Spagna dalla Fundaciò ACA di Palma de Mallorca e, nello stesso anno, riceve anche il prestigioso "Fromm Award" dell'Università di Harvard. Quale unico italiano nella storia dell'Università musicale di Harvard ad aver ricevuto questo premio, gli viene anche richiesto di comporre un nuovo lavoro per orchestra d'archi, "In memory of Carlo Walter Loeb".

 

Nel 2006 tre istituzioni americane, i Detroit Chamber Winds and Strings, l'Oberlin Conservatory of Music e la Michigan University, gli chiedono di comporre per loro un nuovo lavoro ("Le immagini nascoste") per grande ensemble che verrà portato in tournée negli Usa nel 2008 e 2009 e, nel 2007, la Repubblica di San Marino lo nomina "Cavaliere dell'Ordine di Sant'Agata" per la sua attività di direttore d'orchestra.

 

Sempre con l'Orchestra da Camera della Repubblica di San Marino, dirige nel settembre 2009 alla Biennale di Venezia presentando, fra l'altro, la sua trascrizione del "Prélude à l'après-midi d'un faune" di Debussy mentre, in occasione dell'edizione 2010, il Premio Internazionale per violino "N. Paganini" di Genova gli commissiona "Kairòs", brano d'obbligo per il concorso stesso.

 

 

 

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Ritengo che Massimo Lauricella sia uno dei pochi compositori contemporanei la cui personalità meriti di essere definita "eccezionale".

Già il fatto che dal 1986 (praticamente, dai suoi esordi) al 2003 sia risultato vincitore in ben ventisette concorsi internazionali di composizione, abbia – cioè – ricevuto il plauso di giurie tutte d'assoluto prestigio ma anche di varia impostazione valutativa, è constatazione che autorizza a considerare "fuori dal comune" il livello della sua professionalità artistica.

Tuttavia, non è l'imponente messe di premi ciò che sorregge la mia convinzione.

Piuttosto è il fatto che neppure nelle sue primissime opere mi è capitato di avvertire una qualche subalternità a modelli o a maniere correnti.

Viceversa – ed è, per me, un tratto che sottende l'intero percorso creativo di Massimo Lauricella – nella sua musica si realizza un'originalissima elaborazione poetica di quanto consapevolezza culturale e curiosità sperimentale vengono via via offrendo alla sua rapinosa attenzione.

Intendo: la musica di Massimo Lauricella, e sin dall'inizio, coinvolge in modo irresistibile la totalità dell'ascolto (mente e cuore, per così dire) perché lucidità e avventura vi si intrecciano con tale reciproca necessità da risultare un unicum immaginativo.

Sicché il fasto (davvero impressionante) delle risorse "effettistiche" che scaturiscono dall'infinito amore con cui Massimo Lauricella indaga le virtù del suono (il dato strumentale) e del suonare (la responsabilità dell'esecutore), non è mai fasto autoreferenziale, di sé pago, bensì trae risalto comunicativo (e ulteriore fascino) dall'impeccabile logica formale che lo accoglie (e alla definizione della quale tal fasto risulta indispensabile).

Per questa via levitano, con la certezza di andare al di là dell'epidermide, stupori fantastici che con nuovo accento interrogano, non già blandiscono, la sensibilità contemporanea.

Poiché nella musica di Massimo Lauricella, anche nelle sue espressioni più lievi, si avverte il fervore di una visionarietà emotiva, di una "teatralità" intimamente vissuta, che si protende su luminosità aurorali e su sgomenti apocalittici che appartengono alle più enigmatiche verità dell'uomo e delle vicende umane.

 

 

Claudio Tempo

(2006)